Lo studio Cassone sostiene la partecipazione alla vita pubblica di ogni cittadino, e crede che questa partecipazione debba essere consapevole e informata. Per questo motivo, vista l’indizione dei referendum abrogativi del 8 e 9 giugno 2025 e dato il forte impatto che avranno sul mondo del lavoro, ogni settimana analizzeremo ognuno dei quesiti referendari, perché ci piace pensare che ognuno debba dare il proprio contributo alla conoscenza dei temi e degli argomenti, anche soltanto per diffondere consapevolezza e conoscenza.
Partiamo da cosa è un referendum abrogativo: previsto dalla nostra Costituzione all’art. 75, è considerato uno dei più importanti strumenti di democrazia diretta, in cui l’elettorato sceglie direttamente. La nostra Costituzione prevede la possibilità, infatti, di delegare ai cittadini la facoltà di abrogare una legge. Non tutte le materie possono essere oggetto di referendum abrogativo, e può essere chiesto raccogliendo 500.000 firme o da 5 consigli regionali.
Il primo quesito referendario sarà così denominato: «Contratto di lavoro a tutele crescenti -Disciplina dei licenziamenti illegittimi: abrogazione», ma partiamo dall’inizio.
In principio erano due i regimi differenti di tutele per i licenziamenti illegittimi: la reintegra per i lavoratori di aziende con più di 15 dipendenti prevista dall’art. 18 dello Statuto dei lavoratori L. 300/1970, e un’indennità risarcitoria per gli altri, alle dipendenze quindi di aziende con meno di 15 dipendenti, prevista dall’art. 8 L. 604/1966.
Già nel 2012 la prima modifica: la reintegra viene considerata la tutela più forte, dedicata solo alle ragioni di grave illegittimità del licenziamento.
Poi il jobs act del 2015: bisognava, nelle intenzioni del legislatore, rendere più semplice licenziare per rendere più semplice assumere. Quindi, per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro di nuovi assunti, venne accentuata la flessibilità in uscita. Per tutti i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015, quindi, la forma risarcitoria per licenziamenti illegittimi diventa di natura indennitaria, non reintegratoria.
Oggi, quindi, nelle aziende con più di 15 dipendenti non è più prevista la reintegra sul luogo di lavoro in caso di licenziamento dichiarato illegittimo.
Il referendum abrogherebbe detta previsione restaurando il sistema di reintegra.
E ricordate: si può votare sì, no o non votare; l’importante è farlo in maniera consapevole!