Il Senato ha approvato la Legge Delega n. 957/2025, che affida al Governo il compito di riscrivere le regole sulla retribuzione dei lavoratori e sulla contrattazione collettiva. L’obiettivo? Garantire trattamenti economici equi, contrastare il lavoro sottopagato e rafforzare la trasparenza nei rapporti di lavoro.
Si tratta di una riforma ambiziosa, che potrebbe rappresentare il Jobs act delle retribuzioni, anche se rimaniamo cauti e in attesa di conoscere il contenuto del decreto, o dei decreti legislativi, che daranno senso alle deleghe ottenute dal parlamento. Tra le novità attese nei decreti attuativi, vogliamo segnalare, e soffermarci, sulla previsione di cui alla lettera d) comma 2 dell’art. 1, ossia la delega al governo affinché preveda “strumenti volti a favorire il progressivo sviluppo della contrattazione di secondo livello con finalità adattive, anche per fare fronte alle esigenze diversificate derivanti dall’incremento del costo della vita”
In sostanza, si dà delega al governo di strutturare dei meccanismi, da fornire poi alla contrattazione collettiva, che tengano conto del differente costo della vita in relazione al territorio sulla base dei quali stabilire i minimi retributivi. Un meccanismo simile esisteva fino al 1972, anno di sua abolizione, ed erano le gabbie salariali. Abolite proprio per volontà dei sindacati e dei lavoratori, tra qualche mese potrebbero formare strumento, in mano agli stessi sindacati, per equilibrare il deficit del differente costo della vita. Inoltre, sarà interessante verificare come, questa ed altre previsioni contenute nelle “legge delega”, si coordineranno, ad esempio, con la direzione tracciata dalla direttiva europea sulla trasparenza retributiva, che dovrà essere recepita entro il giugno del 2026.