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Nuova risoluzione dell’Agenzia delle Entrate su premi di produttività e detassazione

Con la risoluzione n. 59/E, del 5 marzo 2024, l’Agenzia delle Entrate ha risposto un quesito relativo all’applicazione della tassazione agevolata, prevista dalla Legge di Stabilità 2016 per i premi di risultato, nell’eventuale assenza di espliciti obiettivi aziendali incrementali.

La legge prevede, in particolare, l’applicazione di un’imposta sostitutiva nella misura del 10% sui “premi di risultato di ammontare variabile, la cui corresponsione sia legata ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione”. Le leggi di bilancio 2023 e 2024 hanno ridotto al 5% l’aliquota dell’imposta sostitutiva per i premi e le somme erogati in tali anni.

Tali incrementi devono essere però “misurabili e verificabili” sulla base dei criteri definiti con il decreto emanato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze il 25 marzo 2016 e pubblicato sul sito istituzionale del Ministero del lavoro in data 16 maggio 2016 (di seguito “Decreto”).

Il Decreto rimanda la definizione di tali criteri alla contrattazione collettiva aziendale o territoriale, precisando che essi: “possono consistere nell’aumento della produzione o in risparmi dei fattori produttivi ovvero nel miglioramento della qualità dei prodotti e dei processi, anche attraverso la riorganizzazione dell’orario di lavoro non straordinario o il ricorso al lavoro agile quale modalità flessibile di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, rispetto ad un periodo congruo definito dall’accordo, il cui raggiungimento sia verificabile in modo obiettivo attraverso il riscontro di indicatori numerici o di altro genere appositamente individuati”.

L’Agenzia evidenzia, dunque, che tali criteri di misurazione degli incrementi devono rendere verificabile in modo obiettivo il raggiungimento degli stessi.

Nel quesito preso in esame dalla risoluzione del 5 marzo 2024 sono stati chiesti chiarimenti sul regime fiscale applicabile alle somme erogate a titolo di premio di risultato in considerazione della riduzione dei giorni di ferie residue al 31 dicembre rispetto all’anno precedente (con relativa riduzione del corrispondente costo aziendale). Il problema, nel caso in questione, stava tuttavia nel fatto che tale criterio, il “parametro ferie”, pur essendo stato obiettivamente raggiunto, non era stato esplicitamente indicato nell’accordo integrativo aziendale come condizione per la corresponsione del premio.

L’accordo integrativo subordinava infatti il riconoscimento del premio di risultato non al conseguimento di un risultato incrementale, ma al raggiungimento di dati stabili, costituiti in parte da “obiettivi collettivi aziendali” e in parte da “obiettivi funzionali/individuali”, senza appunto prevedere la verifica di un incremento degli stessi rispetto al risultato antecedente l’inizio del periodo di maturazione del premio.

L’Agenzia delle Entrate ha stabilito che in un caso del genere il premio di risultato non possa fruire della detassazione, in quanto:

“La norma richiede (…) che sussistano in modo concorrente le seguenti condizioni:

  1. il raggiungimento degli obiettivi prefissati sia collegato con l’erogazione del premio;
  2. sia misurato e verificato un valore incrementale rispetto a quello registrato in riferimento all’anno precedente.

Tali condizioni non sono interamente soddisfatte da tutti gli obiettivi sopra illustrati”.

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