Con la sentenza numero 2615 del 4 marzo 2024, il Tribunale di Roma ha accolto la prospettazione dell’Enasarco, per i contributi che aveva richiesto ad un influencer, ossia ad un “esperto di settore che, con i propri post, permette di offrire maggiore visibilità a prodotti o servizi da lui promossi, avvalendosi dei canali web che ritiene più opportuni e adeguati (Instagram, Youtube, Facebook, un blog personale, etc.)”.
Il Tribunale ha stabilito che un influencer che promuove costantemente e stabilmente i prodotti di un’azienda online, guadagnando una commissione per ogni vendita realizzata tramite un codice specifico, può essere classificato come agente di commercio. Ciò che conta, in particolare, è il “nesso di causalità tra l’opera promozionale svolta dall’agente nei confronti del cliente e la conclusione dell’affare cui si riferisce la richiesta di provvigione”.
Secondo il giudice, in questo caso, la zona nel quale svolgere l’incarico (aspetto che non ritiene comunque essere dirimente ai fini della qualificazione del rapporto di lavoro) può consistere non solo in una zona geografica, ma anche in una porzione di mercato quale può essere la “comunità dei followers” che seguono l’agente/influencer.
Questa interpretazione si basa anche su un precedente di Cassazione nella sentenza n. 20453 del 2 agosto 2018.