Un’altra sentenza della Cassazione si aggiunge alla lunga sequela di pronunce che mettono in discussione la centralità della contrattazione collettiva in termini di salario giusto e voci che lo compongono. Questa volta la Suprema Corte, con la sentenza 31712/2024, stabilisce come insufficiente la previsione del contratto collettivo di riconoscere solo una giornata di riposo compensativo a ristoro della prestazione lavorativa svolta di domenica.
Gli ermellini hanno infatti condiviso l’impostazione del giudice di prime cure, confermata dal riesame, con cui si è riconosciuto il diritto ad una maggiorazione sulla retribuzione per le ore svolte in turno domenicale anche in assenza della specifica previsione della contrattazione collettiva.
Nel caso di specie un gruppo di lavoratori aveva adito il giudice per vedersi riconosciuta una maggiorazione sulle ore domenicali, sostenendo che la previsione del CCNL di concedere unicamente un riposo compensativo non indennizzasse a sufficienza i sacrifici, umani e famigliari, legati all’attività lavorativa espletata su turni anche domenicali.
Il giudice di merito, come confermato in Cassazione, ha previsto l’applicazione di una maggiorazione del 30% sulle ore svolte di domenica, confermando però che tale impostazione non può ritenersi automatica e immediatamente ripetibile per ogni caso.
Ciò che invece può oramai ritenersi essere un orientamento consolidato è quello per cui il giudice svolge oggi un ruolo centrale nella determinazione dei livelli minimi di salario, laddove dovesse ritenere non sufficiente il ruolo della contrattazione collettiva.