Il DDL Lavoro reintroduce le dimissioni per fatti concludenti, permettendo al datore di lavoro di chiudere il rapporto di lavoro in caso di assenza ingiustificata del lavoratore, attribuendo a quest’ultimo la volontà di recesso. Il Collegato Lavoro è stato approvato dal Senato l’11 dicembre 2024 e sarà pubblicato prossimamente in Gazzetta Ufficiale.
Ed invero, il Parlamento ha introdotto una nuova norma che permette al datore di lavoro di chiudere il rapporto di lavoro in caso di assenza ingiustificata del lavoratore, imputando a quest’ultimo la volontà di recesso. La procedura richiede al datore di lavoro di inviare una comunicazione all’Ispettorato del Lavoro, territorialmente competente sul rapporto di lavoro, con la descrizione circa l’assenza ingiustificata del lavoratore oltre quanto consentito dal CCNL applicato, o comunque oltre i quindici giorni di assenza.
Una volta che l’Ispettorato del Lavoro avrà ricevuto la comunicazione da parte del datore di lavoro, potrà valutare se effettuare una verifica circa la veridicità dell’informativa stessa, anche rispetto alla congruenza del periodo di assenza con quanto previsto dal contratto collettivo.
La nuova disciplina normativa prevede che dovrà essere eventualmente il lavoratore a dover dimostrare che l’impossibilità a rendere la prestazione non è a lui imputabile, ma dovuta ad una causa di forza maggiore ovvero ad un comportamento attribuibile al datore di lavoro che gli ha impedito di prestare l’attività lavorativa ovvero di giustificare l’assenza.