Nel caso in cui il datore di lavoro irroghi il licenziamento al dipendente per giustificato motivo oggettivo o per giusta causa, come previsto dalla Legge Fornero, è tenuto a versare un contributo all’Inps, il cosiddetto ticket di licenziamento, e il lavoratore ha la facoltà di richiedere la fruizione dell’indennità Naspi.
Sovente capita che, il dipendente che vuole dimettersi ma vuole anche fruire dell’indennità Naspi, invece di risolvere il rapporto di lavoro volontariamente, si assenti dal posto di lavoro ingiustificatamente per poi ottenere l’indennità suddetta.
Sul punto è intervenuta la giurisprudenza di merito che ha stabilito che il datore di lavoro può chiedere al lavoratore l’importo del ticket di licenziamento se l’assenza ingiustificata del dipendente è finalizzata a ottenere la Naspi tramite licenziamento disciplinare.
Ed invero, secondo quanto stabilito dalla recente giurisprudenza, il ticket che il datore di lavoro è chiamato a versare a seguito del licenziamento, può essere considerato un danno stante la condotta posta in essere dal lavoratore, danno che dovrà essere, pertanto, risarcito.
Di tutt’altro parere è la sentenza del Tribunale di Cremona, n. 333/2024 del 15 ottobre 2024, che ha respinto la richiesta di un datore di lavoro di far rimborsare al lavoratore licenziato il costo del ticket di licenziamento e l’indennità di mancato preavviso. Nel caso in esame, la società aveva adito il tribunale per richiedere il risarcimento del suddetto contributo sostenendo che la condotta del lavoratore produceva, in sostanza, gli stessi effetti delle dimissioni con effetto immediato. Il Giudice, però, rigettava la richiesta del datore di lavoro in quanto stabiliva che il ticket di licenziamento è dovuto per legge quando il rapporto di lavoro cessa per recesso del datore di lavoro.
Secondo la decisione del Tribunale, infatti, in questi casi il datore ha l’onere di dimostrare che, nei fatti, il comportamento del dipendente sia effettiva manifestazione della volontà, espressa o tacita, di rassegnare le dimissioni, nulla rilevando i principi di correttezza e buona fede.